venerdì 28 aprile 2017

Pallet ‘falsi’: come arginare questo preoccupante fenomeno.

Ecco i numeri 2016 sugli interventi, resi noti dalla Guardia di Finanza.


Potrebbe sembrare uno scherzo, ma quello della contraffazione dei pallet è invece un fenomeno definito “preoccupante” da Ettore Durbiano, presidente di Assoimballaggi (in carica fino allo scorso febbraio).

Marchi contraffatti su più di 2 milioni di pallet.

Questi i numeri resi noti dal Comando Generale della Guardia di Finanza sull’attività di contrasto al traffico di bancali rubati per l’anno 2016:

  • 144 interventi nel comparto della fabbricazione e riparazione di imballaggi in legno, pallet e contenitori per trasporto;
  • contestazione di una maggiore base imponibile pari a circa 22 milioni di euro e IVA evasa per circa 7 milioni di euro;
  • individuazione di 27 soggetti completamente sconosciuti al fisco e di 34 lavoratori irregolari;
  • sequestro di 2,3 milioni di pallet con marchio contraffatto.

I numeri raccolti grazie all’impegno del sottosegretario ai Trasporti, Simona Vicari, sono preoccupanti e confermano la necessità di proseguire senza esitazioni la lotta all’illegalità - ha commentato Durbiano - E ciò deve avvenire utilizzando strumenti investigativi ma, soprattutto, intervenendo con norme e leggi che consentano di contrastare efficacemente il fenomeno all’origine, come la ‘reverse charge’ applicata ai pallet con lo scopo di ridurre i fenomeni di frode ed evasione IVA evitando che l’acquirente porti in carico l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario”.


Mancati versamenti dell’IVA sui pallet ‘tarocchi’.

L'inversione contabile, o reverse charge, è un particolare meccanismo di applicazione dell'IVA, per effetto del quale il destinatario di una fornitura di beni o prestazione di servizi (cliente), se soggetto passivo nel territorio dello stato, è tenuto all'assolvimento dell'imposta al posto del fornitore o prestatore.

La normativa ha dato una forte spinta ai produttori e riparatori italiani, che da anni applicano le regole con grande serietà. Questo ha permesso di arginare in parte il fenomeno delle società import-export organizzate nell’acquisto di ingenti quantitativi di pallet da Paesi intra-UE e rivenduti sul territorio italiano, senza però poi versare l’IVA dovuta all’erario.

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Fonte: Guardia di Finanza e Logistica Management

martedì 18 aprile 2017

Grazie al legno, posti di lavoro e benefici per il clima

Usare il legno è la scelta migliore per mitigare gli effetti delle emissioni di CO2 sui cambiamenti climatici.


In che modo l’industria del legno contribuisce al benessere del clima del nostro pianeta? Grazie alla capacità di immagazzinare carbonio e sostituendo materiali non rinnovabili.

La produzione e la lavorazione del legno ha una così alta efficienza energetica che i prodotti realizzati hanno un bassissimo impatto dal punto di vista delle emissioni di carbonio. Li possiamo quindi definire ecologici.

Il rapporto tra impiego di legno e riduzione di emissioni.


Risultato delle lavorazioni dell’industria del legno sono i cosiddetti Harvested Wood Products (HWPs) cioè i prodotti realizzati con materiali a base di legno provenienti da foreste e impiegati per la realizzazione di mobili, pallet, compensato, carta e prodotti di carta oppure per l'energia.


Il legno può tranquillamente essere usato per sostituire i materiali non rinnovabili. Nell’edilizia, per esempio, nelle cosiddette Green House Gas (GHG), può contribuire a ridurre le emissioni e l’utilizzo di combustibili fossili, oltre che aumentare la ritenzione di carbonio al suo interno.


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Ogni metro cubo di legno usato negli edifici permette di catturare una tonnellata (!) di CO2. Si ottengono quindi vantaggi significativi nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Incoraggiare l’utilizzo di prodotti in legno è per questo motivo auspicabile da parte degli stati membri dell’Unione Europea.

Per fare un altro esempio, un aumento anche solo del 4% della produzione dell’Industria Europea del legno consentirebbe di ridurre la presenza di CO2 nell’atmosfera di 150 milioni di tonnellate (circa il 3% del totale delle emissioni europee). Non solo, si potrebbero creare 80.000 nuovi posti di lavoro e un valore di 2,35 milioni di euro nell’economia del continente.

L’importanza di un’economia circolare.


Per far sì che tutto questo possa diventare realtà, servirebbe un decisa politica di supporto a un tipo di economia bio e di tipo circolare.


Le aziende dell’industria del legno dell’Unione Europea si sono impegnate a rifornirsi di legno proveniente da foreste gestite secondo i principi ecologici, economici, sociali e di sostenibilità. Le foreste europee gestite in modo sostenibile contribuiscono a trattenere e non emettere nell’aria il 9% delle emissioni GHG.


Il ‘sequestro’ di CO2 nelle foreste nel lungo periodo, e così la possibilità di mitigare gli effetti sul cambiamento del clima, può aumentare grazie a una gestione attiva e corretta delle foreste, oltre che da interventi di rimboschimento.


In Europa, il settore del legno dà lavoro a oltre un milione di persone in più di 175.000 aziende, per un fatturato di 125 miliardi di euro l’anno.


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